In breve

Il BedrettoLab (Laboratorio sotterraneo Bedretto per le geoscienze e le geoenergie) è un’infrastruttura di ricerca unica nel suo genere, gestita dall’ETH di Zurigo, che consente di studiare da vicino l’interno della Terra. Situato sulle Alpi svizzere ad una profondità di un chilometro e mezzo al di sotto della superficie, il laboratorio si trova nel mezzo di una galleria di 5,2 chilometri che collega il Ticino con il tunnel ferroviario di base del Furka .

Grazie alle tecnologie di ultima generazione, il BedrettoLab offre condizioni ideali per condurre ricerche sperimentali incentrate sul comportamento del sottosuolo profondo durante le operazioni di accesso e stimolazione. Un accesso di questo tipo è necessario per far progredire le conoscenze scientifiche in diversi ambiti, tra i quali quello dell'energia geotermica e della fisica del terremoti.. È inoltre importante per sviluppare tecniche innovative e nuovi sensori a questi scopi.

Per saperne di più sugli obiettivi del progetto.

ETH Zurich logo  Swiss Competence Center for Energy Reasearch Supply of Electricity logo Werner Siemens Foundation logo European Union Funding Horizon 2020 logo

News

Giornate aperte del BedrettoLab

Lo scorso fine settimana più di 200 visitatori sono venuti a Bedretto per visitare il BedrettoLab.

Venerdì 2 giugno i collaboratori del Dipartimento di Scienze della Terra del Politecnico di Zurigo sono stati invitati a vedere ciò che il team del BedrettoLab ha costruito negli ultimi anni. In ciascuna delle cinque visite tre membri del team del BedrettoLab hanno guidato circa 20 visitatori attraverso il tunnel, per 2,5 km fino al BedrettoLab e ritorno. Questo evento è stato un'ottima occasione non solo per mostrare l'infrastruttura e fornire approfondimenti sui progetti di ricerca in corso, ma anche per promuovere la rete di ricerca all'interno della comunità del Dipartimento di Scienze della Terra.

Il giorno successivo il BedrettoLab ha aperto le sue porte al pubblico. Circa 100 persone interessate si sono iscritte alle sei visite guidate per esplorare il BedrettoLab. Con la lunga pausa legata al Covid che ha reso impossibili le visite pubbliche, questo evento ha segnato una pietra miliare per presentare il laboratorio al pubblico e mostrare ciò che è stato allestito a partire dall'inaugurazione del BedrettoLab nel 2019. 5 June 2023

Analisi dell’evoluzione geologica del massiccio del Pizzo Rotondo

Come geologo strutturale, Alberto Ceccato indaga fenomeni geologici quali terremoti e faglie. Avvalendosi di una vasta gamma di metodi di ricerca, intende far luce sui processi geologici e sui meccanismi responsabili dello sviluppo di tali faglie nel corso del tempo. Queste conoscenze sono utili ad altri ricercatori del BedrettoLab, come geofisici o geologi applicati, per comprendere meglio le caratteristiche geologiche delle faglie con le quali stanno interagendo. Di solito, i viaggi di ricerca di Alberto iniziano con un sopralluogo sul campo in cui esamina da vicino le rocce. Dopo aver trascorso circa un mese sul gruppo del Rotondo la scorsa estate, ora ci racconta della sua avventurosa ricerca e di quanto ha scoperto.

A giugno 2022 ho iniziato a lavorare sul campo per la mia ricerca sul massiccio del Pizzo Rotondo. Il mio obiettivo era approfondire le conoscenze sulle faglie che studiamo nel BedrettoLab, stabilendone età, quantità e caratteristiche principali riguardo a mineralogia, lunghezza e orientamento. Gli strumenti tipicamente impiegati da un geologo strutturale nella sua attività sul campo sono bussola, taccuino, tablet, lente d’ingrandimento e fotocamera. Inoltrandomi su un territorio piuttosto impervio ho sempre portato con me anche un localizzatore GPS.

Osservazioni sul campo

Sul taccuino ho annotato tutti i dettagli interessanti osservati per quanto riguarda le caratteristiche geologiche del massiccio del Pizzo Rotondo: i minerali contenuti nelle rocce, le loro dimensioni e la loro distribuzione spaziale, la distribuzione delle strutture e delle fratture nel massiccio ecc. Le strutture che mi interessano di più, ad ogni modo, sono le faglie. Per un geologo strutturale, una faglia non è solamente un piano tra due volumi di roccia che si toccano l’uno con l’altro: si tratta di un grande volume di roccia che è stato schiacciato e trasformato da potenti forze meccaniche, a volte associate a terremoti, e che si è sviluppato nell’arco di ere geologiche, ovvero diversi milioni di anni. Il risultato finale di questi processi, ciò che attualmente osserviamo sul campo, è la formazione di rocce di faglia, i cosiddetti gouge e cataclasiti: rocce a grana fine costituite da quarzo, miche e minerali argillosi createsi in seguito a sismi del passato e alle deformazioni della roccia lungo le faglie. Queste rocce a grana fine sono quasi sempre molto soggette a erosione, solitamente formano valli e gole in cui si infiltra l’acqua. Nelle mie escursioni sul gruppo del Rotondo ho trovato molti affioramenti ben conservati in cui è ancora possibile vedere e studiare nel dettaglio tali faglie e rocce di faglia. 

Sul tablet che ho portato con me ho utilizzato un apposito sistema informativo geografico (SIG) in cui ho mappato le faglie che sono riuscito a individuare sul campo. Aggiungendo alla mappa digitale i dati risultanti dalle mie osservazioni, ho acquisito una panoramica dell’intera area e della distribuzione delle diverse faglie. Inoltre, le precise foto scattate dai droni sull’area mi hanno aiutato a ottenere delle immagini dettagliate della zona che sto considerando, che si estende per circa 8 km². Nel complesso, i dati raccolti nella mia attività sul campo sono composti da appunti, mappature digitali, foto, immagini del drone e infine campioni di roccia.

Un passato di 295 milioni di anni

Dopo una trentina di giorni trascorsi in montagna, sono tornato nel mio ufficio presso l’ETH di Zurigo dove ho iniziato l’attività analitica al computer e nel nostro laboratorio. Con un particolare metodo di molatura, il nostro tecnico di laboratorio ha ottenuto uno strato di roccia molto sottile analizzabile al microscopio. In questo modo sono riuscito ad acquisire maggiori informazioni sulla microstruttura e sulla composizione geochimica, che sono indicatori del processo geologico alla base della generazione delle rocce di faglia all’epoca in cui questa si è creata. Coniugando metodi su larga scala applicati sul campo e metodi di ricerca su scala microscopica, sono riuscito a tracciare la storia del gruppo del Rotondo dalle origini a oggi.

È molto lunga e travagliata, e ha avuto inizio circa 295 milioni di anni fa, quando il granito del Rotondo si è solidificato da magmi bollenti nella profondità della crosta terrestre. Le forze tettoniche delle placche intervenute nella formazione delle Alpi hanno frantumato e schiacciato il granito del Rotondo, provocando lo sviluppo di una sequenza di varie serie di faglie e fratture. Ciascuna di queste serie è caratterizzata da minerali, composizioni chimiche e orientamenti della faglia diversi, il che lascia intuire che ognuna di esse si è formata a profondità e condizioni di temperatura differenti nel corso della storia geologica. Alcune di queste faglie e fratture si sono probabilmente generate nel corso di terremoti, e pertanto un’analisi più approfondita ci aiuterà a comprendere le caratteristiche geologiche potenzialmente responsabili della generazione dei sismi nel granito del Rotondo. 26 Aprile 2023

Questo testo è stato pubblicato nell'ultimo numero del "Gazzettino di Bedretto".

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